Bourgogne Hautes-Cotes de Beaune 2009 – Naudin Ferrand

Ovvero la potenza del ricordo.
Più passo il tempo a scrivere su questo blog, più mi rendo conto che sempre meno mi interessa parlare di tannini, profumi, acidità e via discorrendo.
Reputo sempre più importante la dimensione dell’emozione che si prova nel bere un vino, la situazione, le persone. Il contorno determina fortemente l’emozione e la sensazione della bevuta.
Anche nelle rare volte in cui ho partecipato a degustazioni “serie”, ho notato come il proprio sentire è legato al proprio umore: se sei incazzato o triste per qualunque cosa la capacità di concentrarsi è sicuramente inferiore a quando sei sereno. Lapalissiano, direi.
Bhé, visto che il titolo di questo post riguarda un bel Pinot Noir 2009 di Borgogna, due piccole note sul vino in sé non possono mancare: mi colpì per piacevolezza e eleganza. Setoso, mi verrebbe da dire, seppur ancora giovane.
Il ricordo è ovviamente legato al mio unico viaggio di 36 ore in Borgogna: sembravo un bambino, con il viso attaccato al finestrino e sempre con lo sguardo attento là verso l’orizzonte. Un viaggio che mi ha portato poi delle conseguenze, come quella di collaborare nell’organizzazione de Le Loro Maestà 2013 a Pollenzo.
Ma torniamo a bomba: la potenza del ricordo.
Ad ogni bottiglia “meritevole” associo situazioni e persone. Alcune di queste bottiglie le conservo sul mobile in cucina, in alto.
Sollevo lo sguardo ogni tanto e mi soffermo, pensando.
Certe volte parte un po’ di tristezza. Altre volte un sorriso. Altre ancora ricordi piacevoli ma dolorosi, perchè non si ha più quello che si era vissuto in quell’occasione.
E neanche se butti via le bottiglie dolenti, il ricordo svanisce.
Fanno parte di me, non tanto per il liquido contenuto.
Il ricordo resta sempre, potente. Forse solo il tempo lo allevia e lo modifica.

No, comunque, quelle bottiglie non le butterò, anche se sollevando lo sguardo dovesse partire una lacrima.

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