Langhe Doc Nebbiolo 2009 – Produttori del Barbaresco

Bottiglia acquistata direttamente in cantina. Se ben ricordo intorno ai 10 euro

Spesso e volentieri si ha voglia di tornare alle origini.
Prima di iniziare il mio percorso nel mondo del vino, il nebbiolo rappresentava l’unico vino che, dal mio limitato e ottuso punto di vista, meritasse il nome di Vino.
Non avrai altro vino al di fuori del nebbiolo. Era quasi un mantra.
Poi ho capito che c’è nebbiolo e nebbiolo: e che oltre al limitato orizzonte da piemontese ottuso esiste un mondo al di fuori. E il nebbiolo rappresenta solo una fetta.
Certo, importante, sia chiaro. Però è solo una piccola parte.
Un bel giorno mi capitò quasi per caso di essere a Barbaresco. Se non ricordo male era la fine del 2010 o l’inizio del 2011 (mi pare comunque 2010). Mangiai qualcosa sotto la celebre torre e mi diressi alla Cantina dei Produttori. A questa cantina è legato anche un ricordo d’infanzia: quella bottiglia con il “Gianduia” (o quel personaggio in costume) era sinonimo di vino buono, di quello che mio padre apriva solo in certe occasioni.
Mi ricordo che incontrai Luca Cravanzola e con un certo pudore gli parlai del mio blog: fu forse il primo che mi disse che mi leggeva. Ammetto che il ego rimbalzò in alto: anche se non era vero, ero ugualmente contentissimo di sentirmelo dire (l’egocentrismo, cosa non fa…).
Acquistai diverse bottiglie, tra cui questo Nebbiolo 2009. Ho ritrovato gli appunti di quell’assaggio: tannino ancora duro ma vino di spessore e di carattere, generoso nel darsi e tutto sommato piacevole.
L’ho riassaggiato poche sere fa: avevo voglia di Nebbiolo, come di una coperta di Linus.
E non potevo fare scelta migliore.
Al naso ancora tanta frutta, ovviamente più matura e una leggerissima speziatura.
In bocca il tempo lo ha levigato e ingentilito, dandogli una profondità niente male e una certa eleganza, pur mantenendo una certa capacità di vibrare.
Insomma, bello, da avercene altri 100 bicchieri, per le serate fredde e solitarie in cui si ha voglia di scaldarsi un po’ l’anima.

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