Tipi da supermercato

Immagine presa in rete

Così, tanto per far passare il tempo, nei mesi scorsi ho passato alcune ore nel mio supermercato di riferimento ad osservare gli acquirenti nella corsia del vino.
Non sono così maniaco da divertirmi in questo modo, sia chiaro… ci sono un sacco di fattori che giocavano a mio sfavore: i fine settimana in cui non avevo mio figlio con me, nessuna amica/fidanzata, l’inverno freddo e uggioso e l’impossibilità di fare gite fuori porta.
Bene (anzi, male), questo mix di fattori mi ha portato ad “analizzare” gli acquirenti e “tipicizzarli”, senza alcuna pretesa di scientificità o in maniera rigorosa.

Nelle corsie vino del GDO di riferimento mi sono trovato di fronte a:

la “casalinga”: non importa che sia donna manager che va a fare la spesa o la signora di una certa età. Con un carrello pullulante di ogni genere di alimento primario e non, afferra con sicurezza ogni cosa che le capita a tiro. Possibilmente in offerta, in fondo è una grande verità che sono sempre le donne a far quadrare il bilancio familiare. Nell’ambito enoico prendono solo quello per cucinare: se devono pensare al bere spesso e volentieri demandano la scelta al marito/compagno di turno che spinge sudando come un mulo il carrello strabordante. Scelta per cucinare? Rigorosamente vino in brick: “vuoi mica sprecare una bottiglia di vino per cucinare?” (sentita dal vero)

il festaiolo: solitamente si muovono in coppia, età media superiore ai 30 anni. Prima, in età più giovane, questo tipo di acquirente lo trovi nella corsia della birra dove compra i fusti da 5 litri della birra più economica. Il cambio di età non cambia però l’attitudine: rapido calcolo dei partecipanti alla festa, veloce scelta della tipologia di vino (rosso o bianco, ci si ferma lì) e ricerca della bottiglia più grossa possibile. Mediamente il bottiglione da 2 litri: rigorosamente acquistato con un rapporto 1:1 con i partecipanti alla festa. Si riempe il carrelo stile operazione militare e via, verso la corsia della carne da grigliare

il tradizionalista: spesso e poco volentieri accompagna la casalinga di cui sopra. Probabilmente sceglie il vino allo stesso modo con cui fa sesso. Ossia: bianco con il pesce, rosso con la carne e rigorosamente bollicina secca con il dolce. Scelta “alla missionaria”. Comoda, sicura e rapida. Guardato a vista dalla propria compagna/moglie tende a scegliere il vino con particolare attenzione al prezzo: meno è meglio è, così non ci sono discussioni. Quando prova a prendere anche il moscato per il dolce parte la discussione e viene posto di fronte all’aut-aut. Solitamente nel carrello resterà sempre e solo la bolla secca.

il fedele: il suo motto è “non avrò altra etichetta all’infuori di te“. E’ la versione evoluta del tradizionalista: sceglie sempre e solo quella bottiglia o quel produttore. Solitamente ne ha un paio: uno per il vino bianco, uno per il vino rosso. Non perde tempo: individua il comparto dove si trova la sua bottiglia, l’afferra con gesto sicuro e la mette nel carrello. Il resto, il mondo enoico intorno, non interessa e non esiste

il fighetto: si piazza nel comparto dove ci sono le bottiglie “pregiate”, quelle dotate di collarino antitaccheggio. Con fare esperto afferra una bottiglia, legge (in realtà fa finta) la controetichetta e riposa la bottiglia. Così per qualche volta: in realtà il suo occhio è fisso sui cartellini del prezzo. Cerca una bottiglia costosa ma non troppo, di quelle con cui puoi comunque pavoneggiarti. Solitamente sceglie un “nome” sicuro, nebbiolo o barolo, trovandosi in un GDO piemontese. Mette la bottiglia nel carrello, rigorosamente semivuoto e pieno di prodotti pseudo biologici e se ne va, magari lamentandosi che “è un peccato che questo supermercato non abbia il barolo bianco. Stasera con il pesce ci sarebbe stato bene

Ok, ho volutamente ironizzato e fatto un po’ di caricature. Ma penso di non essere andato tanto lontano dalla verità.
Il prezzo resta comunque sempre un fattore molto importante. La cifra limite per il consumo “quotidiano” resta inferiore ai 4/5 euro. Per la serata “speciale” ci si avventura anche fino ai 10 euro, ma è veramente un’occasione rara.
E poi noi stiamo qui a martellarci i coglioni parlando di vini industriali e vini anturali.
La realtà è anche (soprattutto) questa. Che fa pensare, al di là del mero discorso economico.

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