Mi manda Picone

Tra il serio e il faceto. Immagine presa in rete

Sicuramente di esperienza “dall’altra parte della barricata“, ossia a mescere vino in manifestazioni enoiche, non ne ho molta. Anzi, pochissima.
Però per quel poco che ho vissuto sulla mia pelle mi posso divertire a fare un piccolo “ritratto” della fauna che gira per i banchetti delle fiere a cui ho partecipato. E sicuramente l’esperienza vissuta da visitatore aiuta a focalizzare meglio (e soprattutto insegna a porsi nella maniera giusta).
Ovviamente si escludono a priori il “mi faccia un bianco/un rosso” manco fosse al bar e i bevitori seriali che approfittano dell’evento in corso per ingurgitare più alcool possibile
Così, tra il serio e il faceto, chi sono i visitatori enoici per quella che è la mia esperienza?

“Mi manda Picone”: impettito, solitamente con la divisa di rappresentanza o, se di relativo basso profilo, con tutte le spille e le medaglie acquisite nel tempo. Spesso e volentieri esordisce con un “sà, sono sommelier” esibendo un sorriso a 346 denti. Se lo volete smontare e togliergli tutte le certezze rispondetegli “anche io“, fissandolo negli occhi e sorridendo. Placherà il suo sacro furore, degusterà, farà domande composte e relativamente semplici. Ma se non lo stoppate preventivamente assisterete ad una degustazione al suono di “abbastanza” e rigoroso punteggio finale sparato come le tavole della legge.

Tassonomico (altresì detto cagacazzo): arriva baldanzoso osserva tutte le bottiglie. Quello più coraggioso le prende addirittura in mano e legge tutte le controetichette. Poi parte con un fuoco di fila di domande che farebbero impallidire un esaminatore AIS: dal tipo di impianto in vigneto per arrivare alla tostatura usata per le botti. Per poi immancabilmente contestare ogni assaggio al suo del “io farei così”. Per fortuna esemplare in via di estinzione.

Appasionato: solitamente giovane, avvezzo a diversi assaggi e con discreta esperienza sulle spalle, nonostante la giovane età. Assaggia con cura e con calma, ascolta le cose che gli racconti, con rispetto e silenzio. Se necessario pone domande per approfondire e se capita pone delle obiezioni (sensate il più delle volte). Diciamo che è il tipo con cui ci si diverte di più (e che spesso e volentieri è in grado di mandarti in crisi).

Nostalgico: si avvicina molto al tipo di prima, l’Appassionato. Differisce per età, solitamente già grandino e per la chiusura della degustazione. Perchè in ogni caso, qualunque cosa abbia bevuta, conclude con l’immancabile “eh… il vino di mio papà però era ancora più buono“. E parte con tutta una serie di aneddoti più o meno rilevanti sulla bellezza del tempo che fu.

Apparente: solitamente giovane, belloccio, con l’immancabile bella tipa di fianco. A parte rari casi, l’assaggiare è un modo per fare colpo sulla dolce compagnia che ha a fianco: si limita a bere, senza domandare nulla e il bicchiere non viene mai svuotato, ma tracannato. Al terzo banco di assaggio inizia ad alzare il tono di voce, al decimo la sua compagna di avventura lo accompagnerà a sedersi da qualche parte per smaltire tutto l’alcool ingurgitato. Mai però che la fanciulla in questione decida di fuggire con chi sta dietro il banchetto 😉

Curioso Gioioso: parte sempre dicendo che non è un degustatore o un esperto. Ma gli piace bere e nel tempo ha comunque affinato un certo gusto personale. Sorride sempre, domanda curioso e in maniera gentile. Degusta in maniera moderata e alla fine, indipendentemente da tutto, si complimenta e se ne va, sorridendo. Lasciandoti comunque il dubbio se sia veramente soddisfatto o meno.

Poi c’è una tipologia tutta per me 🙂 (un po’ auto-ironia non gusta mai)
Quello del “non capisco dove stai guardando“: già, essere strabici è un vantaggio se devi guardare le fanciulle, ma meno vantaggioso se chi hai di fronte non capisce che stai guardando proprio lui e si volta all’indietro per vedere chi “stai guardando”. E quindi con uno sforzo quasi sovraumano centri gli occhi: lui capisce, abbozza un dimesso “mi scusi/scusa” e parte con la degustazione. Non siate imbarazzati: quello più imbarazzato, in realtà, sono io

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