Venezia Giulia IGT Pinot Grigio 2011 – Bortolusso

Bottiglia acquistata. Circa 6 euro

Francamente, sul vino in sé, questo Pinot Grigio 2011 di Bortolusso, non ci sarebbe molto da dire.
Onesto, discretamente piacevole, profumi mediati e non esplosivi se non appena versati nel bicchiere (ma scemano rapidamente), giustamente acido, un po’ cortino sul finale.
Il classico vino da “abbastanza” nelle degustazioni convenzionali (ndr: sì, questo dell’abbastanza lo sto usando spesso negli ultimi giorni, ma come esempio di conformismo) o ascrivibile perfettamente nella cerchia dei vini “convenzionalmente convenzionali“. Quello che va bene in tutte le occasioni, insomma, senza sfigurare e andando sul “sicuro” (concetto che andrebbe decisamente rivisto, a mio modesto parere).
Però degustandolo e bevendolo è nata nella mia testolina una similitudine, forse in linea con i tempi: questo vino è in fondo come un quarantenne come tanti che vivacchia, sopravvive, cercando di mantenere la propria dignità e la propria apparenza piccolo borghese.
Ma che ha messo da parte un po’ di sogni e di combattività perchè preso dalla quotidianità, dalla fatica. La sua vita è un continuo compromesso, un eterno “abbastanza”, che scivola via, alla fine rapidamente, senza lode e senza infamia.
Magari prova a fare il brillante all’inizio come il vino con i suoi profumi inizialmente sparati, ma la natura dell’abbastanza, dell’essere sempre in mezzo al guado per non deludere le aspettative proprie e altrui, emerge rapidamente. Per tornare nei binari della normalità.
Andando appunto “sul sicuro“.
Il classico vino che non fa sognare e non sogna, proprio come un quarantenne qualsiasi.

About enofaber