La natura va di moda

Pensieri notturni. Immagine presa dal web

Sarà che la mia vena acida ogni tanto tracima, ma negli ultimi tempi leggo in giro, su quotidiani, blog e via dicendo, un numero sempre più alto di articoli in cui la parola d’ordine è il “ritorno alla terra“.
Perplimo e tracimo, non tanto per il messaggio in sé, quanto per la provenienza del messaggio.

Non metto in dubbio che ragioni economiche, sociali, etiche e di rispetto per madre Natura un ritorno alla terra sia in qualche modo necessario.
Sono il primo a pensare che un minimo di autoproduzione alimentare farebbe gran bene al portafogli e alla salute. Non nego il pericolo del monopolio in tema di sementi, le implicazioni legate ai vari OGM e via dicendo. Sono assolutamente convinto che l’uso di pesticidi et similia sia dannoso nel breve e nel lungo periodo per Natura e uomo.
Dal mio punto di vista ammetto comunque una certa ignoranza in materia e quindi non mi posso avventurare in difese a spada tratta di certe posizioni: dico che a livello di sensazione (e un minimo di lettura) queste posizioni mi paiono giuste.
Ritengo, dal mio punto di vista, che le piccole realtà produttive “rompicoglioni” (citazione presa da un blog che ogni tanto leggo) vadano salvaguardate, protette e supportate di fronte alla massificazione e alla standardizzazione del gusto. In ambito vitivinicolo, che conosco un briciolo, e non solo.
Tutto giusto, a livello teorico.

Ma…. in fondo ho l’impressione che siano chiacchere da farsi tra un brunch e un lunch. Un po’ come i comunisti da salotto di passata memoria che dicevano quanto fosse bello e giusto fare la rivoluzione bevendo champagne e indossando la giacca griffata.

Perdonate l’espressione greve e volgare, ma “è facile fare i finocchi con il culo degli altri“.
Quanti di questi personaggi che auspicano “il ritorno alla terra” hanno mai coltivato un orto, girato la terra? Spalato la merda dalle stalle (non quella del loro cavallo nel maneggio d’elite, sia chiaro), potato una pianta, fatto una vendemmia, raccolto i pomodori sotto il sole cocente e via dicendo?
Quanti? Personalmente ne conosco pochi nella vita reale e ancora di meno nella realtà virtuale dei socialcosi. Io di queste attività ne ho fatte ben poche e non in maniera sistematica e continuativa, rendendomi comunque conto dell’enorme fatica fisica e mentale nel fronteggiare tutto quello. Pertanto preferisco tacere. O, per quel che conta, supportare nel mio piccolo chi si sbatte realmente con il sudore e il sangue.

Insomma, prima di fare i soloni auspicando un ritorno aulico al passato, vedendone solo il lato poetico e mai quello pratico, forse è il caso di sporcarsi le mani e spaccarsi la schiena.
Rendendosi conto che la terra “l’è bassa” e non è solo un fenomeno modaiolo da cavalcare.
Una volta fatto quello, allora, potremo riparlarne.
Altrimenti è meglio tacere, per rispetto verso chi, tutte le mattine, si alza all’alba e si spacca il culo, rischiando del suo perchè comunque è in balia di forza più grandi di lui, come madre Natura e padre Mercato.

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