Vagabondo sono io…

Questo dovrebbe essere il post 994 del blog. Direi un bel numero: sono passati momenti in cui ho scritto molto, altri in cui non mi sono applicato per nulla. Ma alla fine, dopo tutto questo tempo, se mi guardo alle spalle devo riconoscere che tempo e dedizione non sono mancati. Con i miei alti e bassi, le mie incertezze, la consapevolezza di non avere una “programmaticità”, i miei passi indietro e i miei passi in avanti.
Ma l’interrogarsi, il domandarsi cosa di vuole fare da grandi, non cessa mai.

Pochi giorni fa un amico mi fece notare che nella classifica dei blog del vino, questo spazio, insieme ad altri tre (Enoiche Illusioni, Marketing del Vino e il blog del sempre polemico Ziliani), erano gli unici a “conduzione singola” nelle prime dieci posizioni. Tutti gli altri sono portali o “case comuni” di più penne consorziate, legate da un fil rouge di comuni intenti e visioni.
In passato, all’inizio, fui ospite di Jacopo, poi a mia volta ospitai altri “scrittori di vino”, con l’intento di condividere spazi e idee. Poi quel momento cessò ma penso che forse fu il primo “esperimento” nel variegato mondo dei blog. Felice di averlo fatto. Quella “condivisione” si interruppe semplicemente per la mia scarsa visione d’insieme e nel lungo periodo. Quando si è animati semplicemente da passione e senza un programma è facile e consequenziale cambiare indirizzo spesso e volentieri. Sempre e comunque, me lo riconosco, all’interno di una propria coerenza stilistica ed etica: penso che anche quelli a cui posso stare sul culo me lo debbano riconoscere.
Però crescendo e di fronte alle corazzate, ci si domanda, per l’ennesima volta, che senso possa avere un blog di un singolo in cui si parla di vino, con alterne fortune, dove la maggior parte dei post sono “recensioni” di bottiglie di vino: certo, poi all’interno di ogni singola bottiglia ci posso mettere del mio, parlare di vino per parlare d’altro e via dicendo.
Dicevo: quale futuro?
Non ho la palla di cristallo e non ho pretese analitiche e/o scientifiche. Pertanto queste riflessioni, buttate giù d’istinto come al solito, non hanno alcuna pretesa di verità. Se non per me e legate al momento contingente.
Per rispondere a quella domanda entra in gioco molto quello che sono io, ossia un anarchico individualista di sterneiriana memoria, con alcuni barlumi di democrazia più o meno apparente. Già nella vita comune mi tocca fare “gruppo”, il mediano o qualunque altra espressione possa piacervi. Non sono mai stato uno che ha bisogno del branco o del gruppo. Non sono mai stato uno di quelli che aveva bisogno di stare con altri per portare avanti il proprio modo d’essere o per sentirsi più forte, anche se ogni tanto, mi è stato detto, sembro fragile. Appunto, sembro: in realtà sono così testa di cazzo e orgoglioso che me la cavo sempre con le mie forze. Nella vita e nel lavoro.
Presunzione, orgoglio? Forse.
E con questo, sia chiaro, non sto dando un giudizio negativo sulle esperienze comuni, anzi: che si tratti di Intravino o Gli Amici del Bar (due a caso tra i più in voga del momento), dove compaiono amici o conoscenti che stimo, guardo con ammirazione la capacità di andare avanti insieme sulla strada comune. Dico solo che questo approccio, per come sono fatto io, non rientra nelle mie corde.
Il blog singolo, come questo o Enoiche Illusioni, è destinato a scomparire? Forse sì, forse no: dipende sempre da quale è lo scopo che ci prefigge, da cosa si vuole comunicare, da quale è la propria ambizione. In fondo, per chi non lo fa di mestiere, anche il blog singolo può andare avanti. Certo, la capacità di penetrazione e di raccogliere consensi (o dissensi) cala enormemente. Ma in fondo non è lo scopo che mi prefiggo.
Certo, non potrò mai (parlo per me, sia chiaro) avere il fascino di un Sangiorgi o la capacità di Masnaghetti, che comunque si circondano di eccellenti collaboratori. Non sarò mai ironico come un Morichetti o affilato come un Fracchia, anche loro con ottimi compagni di viaggio.
No, non lo sarò mai.
Sono e sarò (Eno)Faber. Vagabondo, ramingo, apparentemente fragile, anarchico, presuntuosamente egocentrico. Me stesso, nel bene e nel male, comunque.
Finchè ne avrò voglia e continuerò a vederci un senso.
Quando non sarà più così allora calerà il sipario.
Ma non è questo il giorno (cit.)

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