Quattro bottiglie in cerca d’autore

Immagine presa dal web

[in scena, bottiglia di champagne]
C: … uhhh, non è possibilé… non sono alla mia maison….
[guardandosi intorno con aria schifata]
C: .. ma questo enotecario è impassitò??? chi è questa plebaglia intorno a me?
[in scena bottiglia “naturale”]
N: .. dhé, signor bollicina… perchè quest’aria schifata?
C: ma come es possible? io, monsieur bollisien, vicino a questo plebeo?
N: plebeo? io sono uno vero e del popolo… Tu, piuttosto, con quell’aria tutta finta, che ci fai qui?
C: bisognerebbe chiederlo all’enotecario… nobiltà e plebaglia insieme… non è possibile. Piuttosto preferisco sapere di tappo….
N: plebaglia? nobiltà? non è che le bolle ti ha dato al cervello?
C: no, je suis nobiltè
[entra in scena una bottiglia di vino rosso “importante”]
R: signori, per favore, non litighiamo
C: e tu? rosso, paonazzo, vermiglio? perchè mi dovrei mischiare con te e quell’altro?
R: monsieur, con calma. Anche io sono nobile, capisco la sua perplessità
C: ohhh, finalmente qualcuno del mio rango con cui parlare. Piacere je suis monsieur Champagne. E voi chi siete?
R: io sono il signor Barbesco, vino nobile di uva nobile e terra nobile. Nobile, insomma, proprio come voi. Solo che non ho le bollicine. Piuttosto, che ci fa questo qui vicino a noi?
N: io?!?!?
R: sì, proprio voi, popolano
N: popolano un par de balle. Io sono Franco, de nome e de fatto
C: sì, proprio rozzo
R: lo perdoni monsieur… non sa quello che dice
N: rozzo? Ma siete voi che siete finti… imbellettati di legno e bollicine
C: imbellettati? io riposo con i miei amici lieviti per lunghi mesi, loro mi insegnano a essere nobile
R: e io invece converso lungamente con il rovere e il castagno che mi insegnano la loro filosofia
N: sì, sì… lieviti, rovere e castagno… ma voi non vi ricordate neppure quando eravate piccoli acini… signori, siamo tutti uguali…
C: uguali? parbleau, questo bestemmia..
R: uguali? no, mi scusi lei non capisce…
N: cosa non capirei? siamo sempre vino, tutti quanti…
R: no, mi spiace, noi siamo nobili e tu sei plebaglia… e poi…
N: poi? ora mi dai del tu? e chi te conosce, legnoso liquido senza senso?
R: poi…
N: poi?!?! dimmi in faccia cosa pensi… al massimo ti dò una botta di acetica senza solforosa…
R: tu PUZZI!!!!
C: è vero, c’è un certo qual fetore…
N: io PUZZO??? no, bei signori imbellettati… io sono Franco, vero… e il vino ha dà puzzà…
R: nooooooo, orrore [si gira dall’altra parte turandosi il naso]
N: ebbene sì, miei cari signori. Il vino ha dà puzzà e io sono fiero del mio essere vero, reale e Franco. Io son così. Voi siente finti
C: che schifo… ora mi suicido per protesta e faccio esplodere il tappo, sporcando tutta l’enoteca
N: e hai idea della puzza che dovremmo sopportare noi dopo? No, per favore, risparmiaci la tua puzza finta. Almeno la mia è viva e vera
[dall’angolo sbuca una bottiglia di vino bianco “industriale”]
B: cosa è tutto questo rumore? io sono già scioccato di essere qui e voi mi spaventate ancor di più?
N: ahhh, ha parlato il signor nessuno
B: signor nessuno?
N: sì, tu sei una copia di mille riassunti, una bottiglia riprodotta in sequenza, senza anima?…
B: io, veramente, un’anima l’avrei…
R: per favore, bifolco, porti rispetto a questa genile signora così impaurita…
N: impaurita? Ma non conosce emozioni, non sa cosa sia la verità e la realtà… è frigida…
C: e tu, bifolco, cosa ne sai?
N: lo so, lo so… sai come viene fatta questa “bottiglia”? ho già la nausea a pensarci…
B: veramente, io….
N: taci, senz’anima… almeno questi signorotti un po’ di verità l’hanno. Tu manco quella…
B: ma, io, veramente… [piagnucolando]… io mi sento sola, senza le mie sorelle…
N: ecco, vedete, non ha le palle…
C: che linguaggio oltraggioso, parbleau… fatela spiegare…
N: e cosa c’è da spiegare?
B: io sono figlia e sorella di tante bottiglie come me… in fondo tutte uguali, ma ci diamo forza e sicurezza
R: anche io ho tanti fratelli, nobili come me, che ora sono altrove. E mi mancano…
C: pure io, piccoli figli di nobiltà, strappati alle grinfie della maison e buttati qui e là…
N: ohhhh… e dovrei piangere per le vostre solitudini?
R: no, ma almeno avere rispetto..
N: ma smettila, razzistoide legnoso finto acino….
C: ora ti sparo la mia capsula e taci…
N: fallo, bollicine dei miei stivali… io sono pronto a tutto…
B: senti, ma tu che fai tanto il duro… che parli di uguaglianza e via dicendo… ma tu non hai dei fratelli?
N: sì, li ho. E tutti hanno le palle come me!
B: perchè avete le palle?
N: perchè dobbiamo difenderci dai tipi come voi… finti, omologati, legnosi, artefatti!
C: noi, finti, artefatti, omologati? non sai proprio di cosa stai parlando…
R: no, non lo sa… lui vuole fare il duro, ma alla fine sai che ha paura più di noi?
N: paura? no, io no, mai… e poi… paura? di voi? non fateme ridddere…
R: e invece hai paura… ti senti solo e sperso come noi
N: no, ti sbagli…
R: e invece sì… sai perchè?
C: forse perchè puzza [ghigno malefico]
B: no, monsieur, non è per quello… la ragione è altra… la sua vita è incertezza…
C: perchè mai, madame?
B: noi siamo fatti in un certo modo. Lei, monsieur riposa sui lieviti per tot anni, il signor Barbesco sta con rovere e castagno per tanti anni. Io resto in acciaio pochi mesi, ma so subito quello che sono. Lui no…
N: ma va là…
B: e invece sì… tu dici di avere dei fratelli… ma non sai se sono veramente fratelli. Ognuno di voi è un mondo a parte, non hai legami… in fondo sei solo un bastardo senza legami e senza anima… fine a sé stesso…
N: forse…
B: vedi, io sono omologata, uguale alle mie sorelle. Questa è la mia forza e debolezza…
N: la chiami forza?
B: io non corro il rischio di essere uccisa lavandinata perchè puzzo di merda di pollo…. tu sì…
N: [vacillando]… lo so.. [si gira dall’altra parte]
C: io non corro questo rischio!!!
B: anche lei, monsieur, corre questo rischio. Tutti noi. Basta che il nostro tappo non regga e noi siamo “dead bottle walking“. L’acetica, l’ossidazione, queste brutte malattie sono per tutti noi…
R: in effetti…. [pensieroso, si avvicina a Champagne]
N: sì, c’è un fondo di verità in quello che dici. Ma io sono Franco!
B: ohhh, che palle!!!…. tu sai solo dire questo. Io sono Franco… nessuno lo mette in dubbio, nessuno te ne fa una colpa. Ma puzzi, ogni tanto, e senza certi accorgimenti corri il rischio di morire presto!
N: non è detto…
B: vero, non è detto… so di mie sorelle che hanno conosciuto altri come te e che erano eccellenti… ma altri tuoi fratelli… lavandinati, kaput, morti, andati… senza avere la possibilità di dire la loro… di esprimere la loro personalità perchè PUZZAVANO!!!!
R: addirittura? mio padre venne aperto, puzzava anche lui… ma aspettarono… e fu una memorabile bevuta…
N: anche tuo padre puzzava? non solo io quindi, bifolco… anche tu puzzerai.. di morto, di camposanto…
B: smettila di arrabbiarti… tutti noi, ad un certo punto puzziamo… chi di vivo, chi di morto… noi dipendiamo da altri… da chi ci apre… da quegli umani che si fanno un sacco di pippe mentali assaggiadoci…
C: io non conosco nessuno dei miei avi morto per la puzza… tutti sono sopravvissuti…
B: ne è così certo monsieur?
C: … [pensando]… ehm… no… ecco veramente…
B: mi dica, monsieur…
C: io invidio un po’ il signor N…..
N: invidiare me? ahahha, le bolle ti hanno davvero in testa… ma psarati una bella dose di solforosa… così ti riprendi….
B: perchè mai?
C: perchè lui non ha limiti, non ha vincoli, non dà e non ha aspettative… io devo sempre essere il primo della classe… lo sa quanto è faticoso?
R: e io? che dovrei dire? sempre altolocato, sempre in prima linea, mai un attimo di relax…. e accidenti…
B: ecco, vedete….
N: voi che invidiate me? e se vi dicessi che io invidio voi? che vi disprezzo perchè vi invidio?
C: [perplesso] ehehe? fatti tu una pera di solforosa, allora… mi sa che stai andando in aceto….
B: perchè invidia?
N: perchè io alla fine non so chi sono, non so dove vado. Anche io vorrei avere i vostri riconoscimenti. Invece io mi devo vantare di puzzare… ogni tanto è faticoso anche questo….
C: e io vorrei essere più libero…
R: cosa, monsieur, sta scherzando?
C: no…. lei mi può capire signor Barbesco… costa fatica essere sempre i primi della classe… io invidio N perchè lui può essere ciò che vuole. E invidio B perchè è sempre uguale a sé stesso… io non riesco a tendere a questa anonima perfezione… io devo essere perfezione, altolocata, perfetta, inossidabile…
R: il problema è un altro…
B: quale?
C: quale?
N: quale?
R: noi dipendiamo da altri. Noi non possiamo affermarci nè nella nostra imperfezione, nè nella nostra imperfezione, nè nel nostro essere omologati o assolutamente diversi. Noi dipendiamo dagli uomini… imperfetti, a loro volta…. presuntuosi…
N: vero c’è a chi piace che puzzi e c’è chi mi detesta… sono loro che ci danno importanza…
C: e c’è chi adora le mie bolle perfette e chi vorrebbe altro.. verò, sono loro a venerarmi…
B: signori, lo venite a dire a me, che mi si definisce bella senza anima, manco fossi una Barbie? sono loro a detestarmi…
R: allora posso corteggiarla… alcuni mi chiamano Ken… amche se la detestano io la trovo molto piacevole nella forma e nell’essenza….
B: non è questo il posto, signor Barbesco… umhhhhh… vedo dai suoi tannini che ha avuto pensieri particolari……. interessante….. si contenga….
R: [imbarazzatissimo]… mi perdoni…
C: per fortuna io non ho tannini… imbarazzante, monsieur Barbesco… si dia una botta di acidità e di solforosa…… tenga a bada i tannini ruvidamente duri… stavamo parlando di umani…
N: vabbè, son ragazzi… e noi siamo qui in fondo a parlare di ciò che vorremmo essere e non di ciò che siamo… però gli umani….
C: no, mi perdoni… noi parliamo di ciò che siamo… ma avendo altre aspettative… gli umani fanno di noi ciò che vogliono…
N: infatti… io non vorrei puzzare e essere scambiato per qualcosa di negativo da lavandinare…
R: e io vorrei avere quel guizzo che ebbe mio padre dopo tanti anni…
C: come la capisco… anche io… forse la vecchiaia ci darà questa fortuna?
B: e io, signori? Io vorrei solo non essere reputata una brutta senza anima…
N: perchè in fondo…
R: sì?
N: perchè in fondo siamo tutti uguali.
C. uguale sarà Lei… io sono nobile….
N: ma affoga nelle tue bollcicine…
C: ok va bene… siamo più o meno uguali…
R: sì, la nostra radice è la stessa… sono solo gli umani che ci danno etichette…
N: che palle ‘ste etichette…
C: convengo… che palle
N: ehi, ti stai plebeizzando?
C: sì, e mi piace [abbracciandolo]

[uscita corale]

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