De gusto aut ebrioso

Riflessioni personali

Questo è un tema latente. Difficile che se ne parli nei blog del vino.
Potrà sembra strano, infatti; spesso e volentieri, nel comune pensiero, si è di fronte all’equazione vino/alcolici = etilismo.
Già, parliamo di etilismo. Non ho la pretesa di fare un discorso scientifico e onnicomprensivo.
Ho solo un sacco di domande a cui faccio fatica a dare una risposta.
Cosa è?
Una patologia, un vizio, una mancanza, una malattia?
Quale è il confine tra degustare un vino, goderselo, provare anche ebbrezza e l’etilismo?
Obiettivamente….
Chi beve / degusta ha un problema?
Alt, scindiamo le due cose; degustare è una cosa, bere è un’altra.
Potrà sembrare lapalissiano, ovvio. Ma spesso non è così chiaro.
Quante volte ci si sente dire “ah, chissà quante sbronze ti prendi con la scusa di degustare“…
Però sentire questa affermazione più volte genera, almeno in me, delle domande.
L'”amare” il vino, però, può configurarsi come una possibile insorgente “patologia”?
Personalmente iniziai il mio percorso nel “mondo del vino” perché mi piace il vino. Ovvio, tautologico, banale. A prima vista.
Ma cosa vuole dire “mi piace il vino”?…. mi piace certo la storia del vigneron, il terroir, l’analisi organolettica del liquido nel bicchiere. Ma ogni tanto sembra quasi che si perda di vista l'”oggetto” del contendere. Il vino. E queste risposte sono giunte dopo: mi piace il vino è patologico? (lo so, ho fatto la stessa domanda poche righe sopra).
Perchè oltre a degustare, io, ammetto che mi piace poi il finire la bottiglia, se merita. La situazione, il contesto, la compagnia incidono anche su questa possibilità.
Il vino è una bevanda, un liquido. Che contiene più o meno alcol. Che se preso in dosi smisurate, meglio, in dosi eccessive, dona abbandono, l’essere fuori di sé, la dimenticanza, la sottigliezza, una visione diversa del mondo. Purtroppo dona anche la violenza, la mancanza di freni inibitori, la cattiveria. Ad alcuni, purtroppo, sovviene la sbronza violente in fatti e parole. E in questi casi la cronaca e la storia sono piene di racconti in cui un uomo/donna mena i propri figli, compagna/o e via dicendo (a margine: io ho la ciucca triste e tendo ad addormentarmi…)
Dove finisce quindi il piacere del degustare, magari lasciandosi andare un po’ e la patologia dell’etilismo?
Il problema nasca quando si ha “bisogno” di andare oltre, di stordirsi?
Bhò, un sacco di domande a cui non riesco a dare risposta.

About enofaber