Tipico o soggettivamente tipico?

Tipico.
Cosa è tipico? Mi trovo spesso ad usare questo termine. Ma che significato ha veramente?
Cosa è un grignolino tipico, un barolo tipico, un qualunque altro vino “tipico”?

Guardo su dizionario e vedo le seguenti definizioni: “Che si può assumere come tipo, come modello” e “Che è proprio di un tipo; peculiare, caratteristico, particolare“.
Ok, peculiare, caratteristico, modello. Già lo sapevo.
Ma nel caso di un vino possiamo parlare di tipicità tout court?
Prendiamo vini a me noti, quelli valdostani, ad esempio: il Fumin, il Cornalin, la Petite Arvine e via dicendo hanno delle loro caratteristiche. Ma pur essendo nella regione vitivinicola più piccola d’Italia, nell’assaggiare i Cornalin di diversi produttori si evidenziano differenze di stile che rendono il vino diverso, pur viaggiando tutti quanti su una sottile linea rossa di continuità.
Quindi la tipicità sarebbe mantenere la peculiarità del vitigno?
Ma se nel caso della Valle questo può apparire “più semplice” prendiamo un altro vino nelle mie corde, il Grignolino: il Grinolino di Portacomaro è differente dal Grignolino di refrancore o di Scurzolengo o di Vignale. Esistono profonde differenze tra il Grignolino del Casalese e della zona dell’Astigiano. Quale dei due rispecchia la “tipicità” del grignolino? Ok, mi aspetto da questo vino acidità, tannino, speziatura, frutto, fiore, un colore più o meno scarico. Eppure a ben guardare ci sono differenze notevoli tra produttore e produttore, anche a distanza di pochi chilometri e senza per questo “lavorare troppo” il vino. C’è chi ha più tannino, chi più acidità, chi più gentile, chi più aggressivo.
E non stiamo a riflettere sul Barolo (al di là che ritengo di non averne gli strumenti): cambia cru, “cambia” Barolo. Tutti legati, vero, ma ognuno con la sua identità, ben precisa e guai a parlare di un unico Barolo: esiste il Barolo si Serralunga, quello di Barolo e via dicendo.
Quindi cosa è la tipicità? Un’unione del vitigno con il territorio? Solo il vitigno? Solo il territorio?

Personalmente, per tornare ai vini valdostani, lo ritengo un concetto legato al vitigno; dal Cornalin, ad esempio, mi aspetto certi profumi legati a sentori selvatici, un po’ cupi, più o meno potenti: e qui entra in gioco la mano del produttore. Ma se in un Cornalin, per assurdo, sentissi solo un ciliegione o una fragrante nota di margherita, allora potrei parlare di non tipicità, di lavorazione spinta del vitigno, di svilimento del vitigno.
Ma qesto discorso può valere per tutti i vini? Siamo sicuri sia proprio così?

Onestamente, quando sento parlare di tipicità, ho sempre dubbi in merito a un concetto universalmente valido. Ho più che altro l’impressione che il concetto di tipicità sia legato a un concetto di soggettività: ciò che per noi è tipico, allora, diventa tipico tout court.
In fondo, nella mia Weltanschauung non esiste nessun concetto assoluto…

PS: si ringraziano i ragazzi con cui ieri sera abbiamo assaggiato 10 grignolino che hanno solleticato in me queste domande e dubbi

About enofaber