Passito di Pantelleria Doc Ben Ryé 2010 – Donnafugata

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Bottiglia ricevuta in regalo

Proprio vero: un vino fedele a sé stesso può essere percepito (non valutato) in maniera differente a seconda del momento e dello stato d’animo di chi assaggia.
Già, questo Ben Ryé è un ritorno, per questo blog: tempo fa (tanto tempo fa) avevo “raccontato” l’annata 2007. Questa volta nel bicchiere arriva un 2010.
Piacevolissimo, suadente, giocato su una poliedricità olfattiva e su una pienezza degustativa, con ogni elemento al posto giusto al momento giusto. E si conferma fedele a sé stesso. Ruffiano? Standardizzato? Non lo so, onestamente non ho voglia né me la sento di appioppargli queste etichette. Perchè comunque un’emozione (anche più di una) l’ha regalata. E quindi godiamocelo per quello che è.
Però questo 2010 ha mostrato una doppia anima, che all’epoca non avevo percepito: o meglio, molto più probabile, è stato vissuto in questo modo.
Da un lato è il classico vino “malinconico”, che suscita un briciolo di tristezza al pensiero di una perfezione (magari presunta, ma soggettivamente percepita) perduta. Dall’altro un vino “rifugio”, una morbida coperta calda che avvolge e protegge, regalando sicurezza.
Dipende da chi assaggia decidere quale parte far prevalere.
Godendoselo, in ogni caso.

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