VdA Doc Gamay 2011 – La Vrille

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Le sorprese. Ecco il lato bello del degustare vini.
Meglio, il bello della vita si potrebbe dire. Ma qui ci si occupa di vino, non filosofeggiamo troppo 🙂
Spesso e volentieri parlo di vini perfettini ma non emozionanti.
Però, per fortuna, capita di trovarsi nel bicchiere qualcosa che non ti aspetti, che ti regala piacere fisico e intellettuale. E fa anche muovere quei due neuroni che ti trovi nella scatola cranica.
Gamay: alzino le mani quanti non hanno un fremito “di paura” quando sentono nominare questo vitigno. Conosciuto, il più delle volte, per quel vino francese da bersi all’inizio di novembre. Spesso e volentieri copiato, in maniera assai deludente, anche in Italia, pur utilizzando altre uve e/o uvaggi.
Quindi affronti questo bicchiere con dei dubbi: è un po’ come quando ci si siede di fronte a qualcuno riguardo cui si hanno informazioni poco simpatiche o raccomandabili. Si parte, inevitabilmente e umanamente, con il freno a mano tirato, un po’ sospettosi forse.
Poi invece ti rendi conto che le dicerie che hai sentito su quel tipo sono infondate: invece è simpatico, piacevole, anche con un discreto spessore. Insomma non parli solo di donne e di calcio, ma riesci ad intavolare anche discorsi un po’ più alti. Senza arrivare ai massimi sistemi, non è la situazione giusta. Però passi del tempo piacevole e in buona compagnia.
Ecco, il Gamay di La Vrille è così: intrigante perchè giocato su frutti e spezie, con un bel profilo fresco e beverino, piacevole dal primo all’ultimo bicchiere senza avere strutture imponenti o senza giocare su potenze o piacionerie. Onesto e diretto (e mi piace pensare che anche in questo caso il vigneron riesca a trasmettere il proprio io ai suoi vini). Gastronomico, senza ombra di dubbio, chiama cibo e ne è giusto compagno.
Insomma, un’altra bella sorpresa dalla mia amata VdA.

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