Vin Santo 1962 – Chianti Pillo

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Ci sono vini gastronomici, emozionanti, ordinari, dozzinali. Le tipologie si sprecano e invitano la fantasia a sostenere le emozioni, alla ricerca di una “classificazione”.
In questo caso, con questo Vin Santo del 1962, non riesco a coniare un termine efficace: un vino che arriva alla propria linea dell’orizzonte mentale e lo travalica, spostando questa stessa linea un po’ lontano. Insomma, un vino che sorpassa le proprie colonne d’Ercole interiori, riuscendo a superare le categorie del non plus ultra e ti porta al di là.
Insomma, era in gran forma. Colore ambrato, profumi pungenti all’inizio e via via più distesi legati al frutto e alle erbe officinali, ampio e profondo. Ma le note degustative purtroppo non supportano e non riescono a spiegare la bellezza di questa bevuta.
Regalava una sensazione di pace e di quiete, arricchita dal fatto che questo assaggio è avvenuto in una serata in cui nevicava: sono uscito sul balcone, nonostante il freddo, e mi sono lasciato coinvolgere e sovrastare da queste emozioni. Un vino “definitivo” mi viene da dire, di quelli che ti fanno pensare “e ora posso anche morire felice qui“. Ma poi pensi a tutte le cose che devi fare, alle cose che devi dire e ti rimetti in pista. Arricchito da queste sensazioni.
Ma soprattutto, e questo è il merito più grande, avendo spostato più in là i tuoi orizzonti.
Non plus ultra esiste solo laddove vogliamo che esista.

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