Vino Bianco Pellengo – L’Autin

pellengo

Fin da bambino mi è stato insegnato ad amare le sfide, a non seguire il flusso della massa ma cercare e provare strade alternative.
Nel concreto si è poi rivelato essere un po’ un’arma a doppio taglio, portandomi ad essere un 40enne pieno di dubbi e con poche certezze. Dover sempre dare il massimo, dover essere il primo in tutto per distinguersi, a scuola come nella vita. E poi vedi un po’ di cose, tiri le somme e nei momenti di cattivo umore la sensazione di “inutile fallito” (cit.) ti fa capire che forse hai percorso tante strade senza arrivare al dunque.
Ma nei momenti di buon umore questa radice, questa natura prende il sopravvento: come quando pensavo di essere un musicista (tanti secoli fa) ascoltavo l’alternativa dell’alternativa, rigettando le hit e i tormentoni.
Stessa cosa in questo percorso che sto facendo nel mondo del vino: la Valle d’Aosta, in primo luogo, ma tutti quei territori “periferici” e difficili hanno grande appeal su di me. Facile innamorarsi delle Langhe, di Bolgheri o del Chianti (nomi tanto celebrati quanto esplorati). Meno facile esplorare, cercando di capire e conoscere, le periferie dell’impero.
Ecco perché quando ho incontrato questa azienda ad una degustazione mi sono soffermato a lungo: L’Autin si trova nel pinerolese, zona pedemontana ai piedi della valle Pellice, che non è certo un’area celebrata, per quanto la tradizione vitivinicola sia presente da tantissimo tempo. Mi sono fatto raccontare, spiegare, promettendo quanto prima una visita in azienda. Perchè in fondo sono un empirista, devo vedere e toccare con mano.
Intanto, dopo aver assaggiato i vini al banchetto, ho riesplorato uno dei vini che più mi aveva colpito: il Pellengo, blend di riesling 75% e chardonnay 25%. Riesling? Nel pinerolese?
Sì, vigne giovanissime, generose. Che regalano un bicchiere che colpisce non tanto per i profumi, abbastanza delicati, quanto per la potenza espressiva: bella freschezza, entrata verticale, minerale mi viene da dire, che si allarga piano piano regalano una consistenza, un corpo che sorprende. Un bianco a mio parere per nulla banale, piacevole fin da ora e che mi incuriosisce per quello che sarà il futuro.
E ora, appena potrò, andrò a curiosare: perchè sono un empirista che vuole vivere le sfide in prima persona.
Nonostante i cattivi pensieri che nascono da giudizi (forse) ingenerosi.

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