Canavese Nebbiolo Doc Sagrin 2011 – Terre del Creario

sagrin

Andiamo sempre lontani, alla ricerca di novità, per ampliare la nostra conoscenza.
E spesso non ci accorgiamo che accanto a noi le cose nuove ci sono, nascono e crescono. Questo è un caso lapalissiano: a 5 minuti di auto da casa, poco distante da una strada che percorro abbastanza di frequente, si trova Terre del Creario, azienda nata pochi anni fa e che di recente si è affacciata sul mercato. L’ho scoperto per puro caso, grazie a un’email in cui si segnalava un’iniziativa di un’associazione locale: quindi copia/incolla tramite google e ecco fatto.
Diciamo anche un’altra cosa, questa più personale: non è solo la voglia di esplorare lontano che mi ha fatto perdere di vista il territorio. Sono io che ho smesso di credere un po’ in questo Canavese. Terra desolata dal punto di vista economico, a causa del crollo di un’importante industria, l’Olivetti, e del crollo dell’indotto Fiat. Ma anche terra seduta, ferma, con una mentalità figlia della peggiore interpretazione del sogno olivettiano. E dal punto di vista vitivinicolo chiusa e con una scarsa visione imprenditoriale, che ha svilito un vitigno simbolo come l’Erbaluce.
Ne parlai già tempo fa e non ho smesso di assaggiare i “vini di casa”, trovando che alla fine si salva solo uno sparuto gruppo di produttori, che fanno eccellenti vini. Ma sono un po’ come una squadra ottima in un campionato pessimo: e meriterebbero, a mio parere, ben altra visibilità e attenzione. Perchè i loro vini sono davvero notevoli.
Detto questo, torniamo a Terre del Creario.
Due vini, un blend di vitigni autoctoni e alloctoni a bacca rossa e questo Sagrin 2011 (in piemontese sagrin significa “cruccio, dispiacere“), nebbiolo in purezza, un vino che mi ha sorpreso: sottile, fine, con tannini vivaci ma non aggressivi, dotato di buona beva, non esplosivo, insomma, ma molto diretto e piacevole. Ho avuto modo di assaggiare anche il 2010 e mi colpito per l’austerità e la progressione che è riuscito a dimostrare.
Sono curioso di vedere come questa cantina crescerà. L’incipit, grazie a questo assaggio, mi pare promettente.
E spero di cuore che queste nuove realtà portino un po’ di linfa vitale a questo Canavese agonizzante.

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