Ovada Docg Losna 2012 – Rocco di Carpeneto

losna

I social network, ogni tanto, servono a qualcosa.
A parte il cazzieggio che è l’aspetto predominante, l’essere in rete permette di creare contatti che difficilmente sarebbero avvenuti. Molti vignaioli/e che ho incontrato di recente li ho prima conosciuti virtualmente e poi di persona, andandoli a trovare nelle loro cantine.
Tra i tanti ecco i piemontesi di Rocco di Carpeneto, realtà in quel dell’alessandrino, più precisamente nell’area dell’Ovada, ossia dolcetto. In realtà loro non sono piemontesi, ma si sono innamorati di questo angolo di territorio e per tanti motivi hanno stravolto la loro vita e si sono trasferiti sulle ultime colline prima delle montagne che dividono Piemonte e Liguria.
Realtà in divenire, mi verrebbe da dire, in crescita, sperimentano, provano, osano. Curando vitigni del luogo come barbera, cortese e, soprattutto, dolcetto, impostando una filosofia bio (oramai agli sgoccioli per ottenere la certificazione).
Tra i vari assaggi quello che mi ha colpito maggiormente è questo Losna 2012, dolcetto 100%: un vino polposo, materico, ma dotato di grande beva. Unico “difetto”, iniziale, è una leggerissima predominanza del legno che sfuma però rapidamente nel bicchiere.
Profumi che creano un caleidoscopio cangiante e piacevole, dal frutto ancora croccante per arrivare a una spezia delicata e ricordi di erbe. Un dolcetto abbastanza atipico nel panorama ovadese, che ha avuto, come altri territori, la sfortuna di vedere i propri vini sviliti nel passato, alla ricerca di quantità e non di qualità.
Nonostante il grado alcolico importante non è un vino “pesante”, anzi: servito leggermente fresco può essere un vino “pericoloso” per la facilità con cui va giù. Un vino glu glu, insomma.
Convincente: un’altra realtà da tenere d’occhio negli anni a venire.

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