stream of consciousness

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Una sola settimana di fermo macchine lavorativo è obiettivamente poco.
Che poi, in realtà, non mi sono realmente fermato, ma ho continuato a girare come una trottola, facendo numerose cose. Pensavo che fare qualcosa che mi potesse piacere (visitare cantine, scrivere delle mie degustazioni e via dicendo) potesse essere anche “riposante”. Mi sono sbagliato.
E mi sono reso conto della stanchezza accumulata proprio pochi giorni fa, nella mia amata Valle, nel momento in cui ho rifiutato di assaggiare dei vini: non me la sentivo, non riuscivo a trovare la concentrazione giusta. Avrei bevuto e non degustato. Avrei ingerito un liquido alcolico con il semplice scopo di ottundermi.
Già, ottundermi: non ho mai nascosto i miei stati d’umore ballerini. Alcuni mi hanno rinfacciato che sia una ricerca di attenzione, altri mi hanno suggerito che l’immagine che davo di me era ben lontano da ciò che sono.
In una delle mie passeggiate con Spritz, osservando il suo atteggiamento giocoso, affettuoso e spensierato, mi è tornato alla mente un episodio di quando ero bambino. Ero un bambino assai socievole (non si direbbe oggi), ero terribilmente ingenuo, quello che credeva a tutto e si fidava ciecamente degli altri, abbracciavo e baciavo tutti per esprimere il mio affetto. Fino a quando mi sentii dire: “guarda che così si comportano solo i finocchi“. Non sapevo neppure cosa volesse dire ma percepii che voleva essere un commento offensivo: tornai a casa e mi venne spiegato il senso.
Smisi poco alla volta di esternare in determinati modi, fino al punto di essere considerato uno “stitico affettivo”.
Perché questo ricordo? Perché mi ricollego al discorso dell’immagine che si dà di sé. Vero, c’è una differenza tra ciò che appare e la propria natura: vale per tutti, penso.
E io mi allineo a questo trend. Quindi sotto quello che appare c’è dell’altro: in fondo sono ancora come quel bambino, alla propria natura non si viene mai meno.
Una parte delle mie tristezze nascono proprio dal fatto che non ci può esporre in quel modo: perché l’essere espansivi, affettuosi non porta a nulla. Perché non ci si può fidare di niente e di nessuno, tutti sono pronti a raccontarti palle o aggiustare a proprio piacimento la realtà, inventando scuse più o meno plausibili. Perché bisogna indossare sempre e comunque maschere e corazze, sorridere per convenzione e soprattutto esternare il meno possibile, perché si corre il rischio di prendersela in culo. Ancor di più, purtroppo, laddove avevi aperto non solo uno spiraglio ma avevi spalancato il portone. Perché chi conosce i tuoi punti deboli, stai sicuro, li userà per ferirti al momento opportuno. Perché l’altro/gli altri sono spesso motivo di delusione per l’errata valutazione che fai di loro. O per le aspettative che ti crei. E la fregatura è inevitabile, nel 99% dei casi.

Ecco perché ho rifiutato quei bicchieri di vino.
Non avevo voglia di ottundermi ma, al contrario, essere assolutamente presente a me stesso.
Sono così: apparentemente fragile, debole e via dicendo. Ma sono anche terribilmente deciso e concreto. Unicamente tanto dubbioso e molto “lupo”, avendo imparato a mie spese a dovermela cavare da solo.
Ma alla fine, laddove ci credo, bene o male arrivo al mio traguardo. E dentro di me gioisco come quel bambino di tanti anni fa…

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