Guida al vino critico. Vini naturali, artigianali, conviviali in Italia

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Warning: post con conflitto di interesse, in quanto rientro tra gli autori del volume

La guida più completa al “vino di relazione”, che è espressione autentica del suo territorio e della personalità del vignaiolo.
Tutti i produttori indipendenti e “ribelli”, non solo biologici e biodinamici ma anche custodi della terra e della biodiversità.

Esce la seconda edizione – accresciuta, aggiornata e in un nuovo formato – di “Guida al vino critico. Vini naturali, artigianali, conviviali in Italia”, il vademecum di Altreconomia curato da Officina Enoica. Una guida – per scelta – senza bicchieri o altre forme di giudizio, perché il protagonista è il lavoro dei vignaioli.

Officina Enoica ha scelto infatti oltre 300 cantine non solo per l’alta qualità dei loro vini ma anche e soprattutto per la storia di ciascuno dei vignaioli: “enodissidenti” con la passione per la cultura contadina, la terra, la biodiversità. Persone autentiche che in vigna e cantina usano un metodo naturale, biologico o biodinamico, che amano mettere le mani – a volte i piedi – nel vino e che attraverso il loro lavoro mettono in discussione l’agricoltura industriale, l’uniformità enologica e il sistema di distribuzione, privilegiando il contatto diretto e la relazione con chi vuole conoscere il loro vino.

I nostri criteri di scelta dei produttori:
• aziende di piccole dimensioni
• vignaioli che producono e trasformano uve proprie
• aziende agricole che rispettano i diritti dei lavoratori
• vignaioli “custodi” della terra e della sua cultura
• contadini che lottano per tutelare la terra dagli abusi
• vini naturali, biologici, biodinamici e senza chimica
• vini artigianali, dove il vignaiolo “mette le mani”
• vini che esprimono il proprio territorio e la sua essenza
• vini capaci di raccontare storie conviviali
• vini “ribelli”, perché non omologati e non commerciali

A volte si tratta di veri e propri vignaioli resistenti che si ostinano a rispettare e custodire la terra, riscoprendo i vitigni autoctoni e il significato sociale e politico del vino. Altre volte sono contadini che, senza il placet degli “esperti” e senza fare proclami di “purezza” ed eccellenza, sono capaci di fare vini semplicemente buoni, popolari e in qualche misura, unici. Mille storie che vanno dalla viticoltura “eroica” in Valle d’Aosta a quella dei vini che nascono sui terreni confiscati alla mafia in Sicilia.
Nelle schede sono presenti tutte le informazioni essenziali: il nome del vigneron, l’indirizzo, gli ettari vitati, il numero di bottiglie, i vitigni allevati, i principali vini prodotti, le eventuali certificazioni, la possibilità di visitare le cantine e acquistare il vino, l’accoglienza e la ristorazione.

Apre il libro un intervento di Dan Lerner: “Chi va a fare la spesa non troverą la sua bottiglia del cuore in ogni negozio e in ogni città. Perché, semplicemente, non ce n’è abbastanza. E a tutti costoro io mi ritrovo spesso a dire: ‘Non cercare quel vino, cerca un vino come quello’. Se ti sei innamorato di una bottiglia vuol dire che ti ha saputo trasmettere ciė che ognuno di questi produttori ha cercato di mettervi: amore per la propria terra, amore per quel vitigno, attenzione alla salubrità, cura del proprio terreno e del proprio territorio. Stappare una di queste bottiglie è come aprire una porta: dietro c’è un tutto un mondo da esplorare con interesse e curiosità“.

Altri testi di Alessandro Dettori, vignaiolo che prende una posizione importante sulla controversa questione della certificazione biologica e biodinamica.
E ancora, interventi di Marco Arturi, Fabrizio Gallino, Maurizio Gily, Livia Grossi, Andrea Zanfei.

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