VdA Petite Arvine Nuances 2011 – Ottin

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Tempo addietro ricevetti un’email. C’era questo scritto. L’autore, Davide Sacchi, sommelier ligure e appassionato di Valle d’Aosta mi chiedeva se ero interessato a pubblicarlo. Colpevolmente ho fatto passare “troppissimo” tempo: ma sono ben felice di ospitare qui il suo scritto. Magari diventa anche per me un motivo per tornare a scrivere qualcosa. Buona lettura (e grazie a Davide)

La geografia del vigneto valdostano è connotata e impreziosita dalle grandi quinte rocciose dei rilievi alpini, specialmente quando, lasciata la bassa valle, ci si addentra nel cuore della regione e le cime più imponenti dell’arco alpino cominciano a svelarsi nella loro grandezza grigioazzurra. Per me alpinista della domenica – e nemmeno di tutte, ahimè – ogni volta rivedere questi profili familiari è un’emozione che si rinnova, a seguito della quale la mente gioca a ripercorrere le salite compiute nel corso degli anni.

A proposito di ascensioni, questa è la volta di “salire” in cantina da Elio Ottin, realtà appartata fra la collina a ridosso di Aosta in Frazione Porossan Neyves. Andare a trovare Elio per me è sempre un piacere, a cominciare dal sorriso bonario e dalla cortesia dei suoi modi che mi mette ogni volta a mio agio. E poi il valore aggiunto nel salire a casa sua è dato dal fatto che, imboccata la strada che porta in Valpelline, dopo alcuni tornanti appare il massiccio del Grand Combin in tutta la sua isolata bellezza; isolato in virtù della posizione discontinua rispetto agli altri importanti gruppi alpini di confine. Tre cime distinte ne disegnano il profilo dal versante italiano, a formare un prestigioso trittico di Quattromila da ovest verso est: Combin de Valsorey, Combin de Grafeneire (4.314m, la sommità) e il Combin de Tsessette.

Proprio nel Cantone Vallese sembrerebbe trarre origine una delle varietà ampelografiche più strettamente “montagnard”: la Petite Arvine.
Della Petite Arvine in ambito valdostano Elio Ottin rappresenta uno degli interpreti enologici più convincenti, producendo – fin dal primo millesimo 2007 – un vino di sicura aderenza territoriale, espressione del terroir ma anche della personalità di questo vigneron dal carattere modesto e dalle idee molto chiare. Le uve crescono fra i filari esposti a sud ubicati nella suggestiva vigna di Saint Christophe, di fronte al Monte Emilius e alla Becca di Nona, giusto per rimanere in tema di montagne ed ambiti alpinistici.

Alle 9000 bottiglie della versione classica fermentata e maturata in acciaio per otto mesi, dallo scorso anno si sono affiancate le circa 600 del Nuances 2011, la nuova scommessa di Elio che interpreta in questa versione una Petite Arvine con fermentazione e affinamento per 8 mesi in tonneau da 500 litri, per completarsi poi in una prolungata sosta in bottiglia.

Sono salito a Porossan con l’animo ben disposto del curioso per assaggiare e commentare assieme a lui questa nuova creazione, di cui mi aveva parlato tempo addietro, mostrandomi le bottiglie ancora in gestazione e per stuzzicarmi un po’: così avrai una buona scusa per ripassare a trovarmi!

Dunque il Nuances 2011 all’aspetto mostra tonalità oro luminoso e riflessi brillanti. Il corredo olfattivo è di grande pulizia, dove il legno non prevarica la vena minerale e la gamma delle note caratteristiche agrumate, floreali ed erbacee, che si ampliano in sentori di frutta esotica e una piacevole sensazione che ricorda l’anice. All’assaggio ritrovo tutto l’equilibrio, la ricchezza e l’allungo sapido-minerale che piacevolmente riconosco, con una sfumatura finale quasi eterea che ne sancisce una lunghezza gustativa di bella eleganza complessiva, forse non ancora del tutto compiuta, che in prospettiva mi aspetto evolverà in maniera promettente. Di questo aspetto Elio ne è convinto: crede molto nelle potenzialità di questo vino ed è soddisfatto di questo primo risultato. Se il buon giorno si vede dal mattino…chapeau!

Inutile dire che una delle bottiglie acquistate cercherò di dimenticarla in cantina per qualche anno, accanto all’ultima rimasta di quel vecchio cartone della prima annata 2007. Ma questa è un’altra storia che avremo il piacere, un giorno, di raccontarvi.

Davide Sacchi

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