Spatburgunder 201(non ricordo) – Weingut Christmann

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Immagine presa dal web; l’annata dell’immagine è differente dal vino degustato.

Scuse per parlare d’altro attraverso una bottiglia di vino.
Già dal titolo, in cui non ricordo l’annata di un vino, si può capire che sono un po’ confuso.
Da lungo tempo sono silente sul blog per motivazioni varie, di stimoli e di impegni.
Da giorni sono anche silente sui social dove comunque continuo a relazionarmi, divertirmi (più o meno), parlare di vino e cazzieggiare.
Questa bottiglia, questo Pinot Noir che ho portato a casa dopo la mia 3 giorni in Germania, l’ho aperta giovedì 4 luglio. Mio padre mi aveva invitato a cena, dopo un po’ di tempo che non ci si vedeva: ho portato questa bottiglia a lui che vede nel nebbiolo la più alta espressione enoica e tende a snobbare un po’ il pinot noir.
Discutemmo a lungo: la bottiglia è sicuramente giovane e irrisolta. Ma molto piacevole come beva. Per quanto “in disaccordo” la bottiglia è finita in un battibaleno.
Poi domenica 7 sono stato svegliato all’alba da una telefonata che mi avvertiva che mio padre stava male, molto. Un’esplosione nucleare nel suo bel cervello. Operazione lunghissima. E oggi ancora in ospedale in condizioni che non sono per nulla buone. I medici dicono di essere ottimisti, che è un già un miracolato ad essere sopravvissuto, che il decorso è per loro regolare per quanto il pericolo persista, la spada di damocle, sia ancora appesa.
Oggi purtroppo non riesco ad essere ottimista, sarà l’averlo visto ieri completamente perso nel suo mondo attuale, scollegato, non in grado di riconoscere chi e cosa gli sta attorno.
Provo a far vincere la razionalità e non farmi prendere dal panico. Però lo sconforto, la paura, il timore ci sono.
Provo a esorcizzarli qui.

L’unica cosa che mi viene da dire è che se tutto questo sarà in qualche modo superato e mio padre tornerà ad essere “quasi” come prima gli farò solo più bere nebbiolo. In fondo lui è originario del Roero, una delle terre del nebbiolo. Ci sta che per lui sia “il meglio”. Perché alla terra ci si torna sempre. Sempre, in qualche modo.

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