VdA Doc Vuillermin 2011 – Feudo di San Maurizio

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Post di Davide Sacchi, sommelier ligure e appassionato di Valle d’Aosta

Fra i monti di primo mattino l’aria di primavera è ancora pungente. La bisa pizzica le guance trasportando quel ricordo d’inverno appena trascorso, che anche quest’anno ha generosamente soffiato neve sulle grandi cime della piccola Vallée. E’ una mattina di cielo terso e la giornata di scialpinismo si prospetta promettente. Percorrendo il fondo valle la vista spazia sullo scenario alpino così familiare e al contempo unico e con un gioco di rimandi sguinzaglio il pensiero fra i luoghi e gli amici che li abitano. Sono all’altezza di Sarre, lo sguardo si posa d’istinto sullo Chateau Royale e le vigne sottostanti. Appena qui sopra dimora un bel trittico di cime che dalla frazione di Thouraz si possono raggiungere in poche ore di marcia: Punta de Metz, Mont de la Tza e Punta Chaligne, quest’ultima visibile nel suo denso biancore già dall’ingresso in Aosta.

Qui a Sarre, in frazione Maillod, si trova anche la cantina Feudo di San Maurizio dell’irrefrenabile e mai domo Michel Vallet: mente, anima e braccio armato di questa piccola ma importante realtà vitivinicola valdostana.
Ricordo la prima volta che lo incontrai, quando dovetti dribblare la sua iniziale diffidenza, le spine del suo carattere e lo sguardo un po’ distaccato che mi scrutava, salvo poi, addentrandoci nelle maglie della conversazione, scoprire il vegneron e l’uomo di cuore, mosso e morso dalla passione.
Quando ti parla del suo lavoro in cantina, o di qualche progetto per impiantare nuove vigne, la brina iniziale si dissolve e Michel diventa un torrente di parole e pensieri ad alta voce. A questo punto non ti resta che stare ad ascoltare, affascinato e divertito dal suo monologare fitto, attraverso il quale si comprende come la sua interpretazione del fare vino sia, parafrasando Vasco, tutto un equilibrio sopra la follia.

Follia, equilibrio, ma anche una gran mano ferma quella di Michel, che annovera fra l’ampio panorama dei suoi vini di forte matrice territoriale – qui siamo nella sottozona storica DOC del Torrette – anche quella peculiare rarità enologica che prende il nome dal vitigno stesso: il Vuillermin. Vitigno raro, ancestrale, difficile, di origine incerta, salvato a fatica dall’estinzione grazie anche al contributo scientifico dell’Institute Agricole e alla passione oserei dire filologica di qualche coraggioso viticoltore, fra cui appunto Michel Vallet, che addirittura, caso quasi unico, si cimenta da anni nella vinificazione in purezza.

Ho assaggiato il Vuillermin 2011 dopo questa ennesima impagabile giornata di scialpinismo, abbinando ad ogni sorso le suggestioni ancora vive dei pendii innevati scesi in gran libertà.
Nel bicchiere ho trovato un vino di struttura dall’abito rubino con tono intenso e trama fitta. Naso complesso, appagante, in continua mutazione fra ricordi di piccoli frutti rossi, fiori appassiti, erbe officinali, pepe nero, tabacco e un sottofondo netto di terra bagnata e humus. In bocca l’ingresso è deciso, caldo, con un manto tannico avvolgente ed elegante completato da freschezza e vena minerale in compiuto equilibrio. Fermenta e di seguito matura dodici mesi in tini di Allier da 10 ettolitri, nella piccola e accogliente barricaia dove Michel ti accoglie ad assaggiare le sue creature e dove ogni volta è per me un gran piacere ritornare.
Chapeau!
DS

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