Vallée d’Aoste Doc Gewurztraminer 2014 – Lo Triolet

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Post di Davide Sacchi, sommelier ligure e appassionato di Valle d’Aosta

La Strada Statale 26 è a tutti gli effetti la mia Route 66. E’ la strada dei miei sogni, dell’immaginario alpino covato a distanza che si concretizza, l’arteria femorale che veicola quella linfa per me vitale che si chiama montagna e, nello specifico, Valle d’Aosta. In questi giorni di canicola accecante la percorro alla ricerca di sollievo e frescura. Oggi mi trovo all’altezza di Introd, punto nodale di incontro fra due valli di grande fascino: Val di Rhemes e Valsavarenche, quest’ultima situata all’interno del Parco Nazionale del Gran Paradiso. L’area condivide il nome con il celebre massiccio alpino situato interamente in territorio Valdostano e che, con la sua sommità di quota 4.061m, rappresenta la vetta più alta fra tutte quelle integralmente collocate all’interno dei confini italiani.
La Valsavarenche è una sorta di tempio laico della natura, fatto di bellezza, silenzio, solitudine e armonia paesaggistica, dove negli abitati di Nex e Tignet è ancora possibile ammirare la razionale e discreta architettura rurale valdostana di epoca medievale: a tutti gli effetti un’opera d’arte collettiva, frutto di sapere umano antico e condiviso.

A proposito di ruralità qui a Introd, comune dell’envers, termine patois per definire il lato in ombra lungo la destra orografica della Dora, sorta di dark side of the moon geografico – citando un po’ a sproposito i Pink Floyd – ha sede l’azienda Lo Triolet di Marco Martin. La cantina, come la quasi totalità delle realtà valdostane, è piccola e concepita per accogliere il visitatore con calore e discrezione, un ambiente che rispecchia la personalità del vegneron che l’ha voluta e realizzata a partire dal 1993. Marco infatti è una persona discreta e riflessiva, lo si evince dalle risposte concise e ragionate che mi da quando lo incalzo con curiosità, parlandomi del suo rapporto con questo angolo di territorio e dell’impegno necessario a preservarlo, anche attraverso il prezioso lavoro in vigna, opera fattiva di manutenzione del disegno ambientale.

Marco Martin è uno degli alfieri della new wave enologica valdostana, che nell’ultima decade del secolo scorso ha spostato l’asse della propria attenzione verso varietà alloctone, con la lungimiranza, supportata dallo studio e dall’esperienza maturata in vigneto, di chi ha compreso come le condizioni pedoclimatiche di questo angolo di Vallée fossero ideali per la coltivazione di varietà quali Pinot Gris e Gewurztraminer.

E proprio in queste sere di frescura valdostana ho assaggiato il Gewurztraminer 2014, lasciandomi alle spalle la sofferenza appiccicaticcia della maccaia Genovese di questo luglio rovente e siccitoso.
Vino dal manto paglierino vivido e di consistenza. Note olfattive nette, di estrema pulizia, dove l’attacco agrumato di pompelmo giallo si fonde a sentori erbaceo-floreali di salvia, glicine e gelsomino, con chiusura pietrosa. Al palato torna percettibile un tocco di litchi, che accompagna una beva di nervo, dritta, di appagante freschezza e sapidità, sapientemente bilanciate da una presa morbida e suadente. Un vino che ci lascia con una carezza leggera, nonostante i 14 gradi alcol dichiarati in etichetta. Vinifica e matura per 5 mesi in acciaio. Una piacevole conferma. Anche quest’anno.
Chapeau!

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