Costo quindi valgo?

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Immagine presa dal web

Sono perplesso.
Il vino è un elemento culturale, economico o numerico?
Che appartenga alla sfera dell’economia nessuno lo nega: è un comparto che ha una certa rilevanza nella produzione agricola (e non).
Culturale lo è di sicuro, per i valori storici, territoriali e di conoscenza.
Perplimo quando diventa solo un fatto numerico, quando lo si raffredda e abbassa al rango di oggetto di classifica.
Queste poche riflessioni sconnesse nascono dalla lettura dell’articolo
Vini da tenere in cassaforte, quasi mille euro per un Barolo
pubblicato su La Stampa.
Di sicuro a tutti, me compreso, piacerebbe avere almeno una di queste bottiglie nella propria cantina. E, come a tutti quelli che non possono permettersi certe cifre, il sogno di poter degustare almeno una volta nella vita una di queste etichette alberga anche in me (l’unico che ho degustato, meglio ho ingerito alcune gocce, è il Monfortino in una verticale da urlo a Pollenzo un paio di anni fa).
Ma: al netto dele ragioni economiche che possono o meno giustificare certi prezzi, siamo sicuri che valga sempre l’equazione “più costo = più è buono“?
Il senso della ricerca per me è sempre stato quello di scovare prodotti di alta qualità, fedeli al territorio, alla storia, compatibili con una produzione sostenibile con dei prezzi abbordabili al portafoglio di tutti.
E poi faccio uscire il piccolo Salvini che alberga in ognuno di noi: perché certi prezzi, certe classifiche, certi punteggi devono partire da un paese, gli Stati Uniti, che non possono certamente vantare una tradizione culturale millenaria come Francia, Italia o Germania? Perché dobbiamo andare dietro i vari “guru” d’oltremanica che dettano legge? Non sto dicendo che non siano preparati. Anzi, grazie alla meticolosità figlia dell’etica protestante, la razionalità e via dicendo, sono certo che ne sappiano quanto, se non più, di molti europei.
Ma meticolosità e razionalità appartengono sempre e comunque allo spirito del degustare vini? O meglio, devono avere la preponderanza?
L’emozione, quel quid irrazionale che ti fa dire “minchia che gran vino” è quantificabile in termini di punteggio e di prezzo?
Per me no.

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