Valle d’Aosta Doc Cornalin Vigna Rovettaz 2012 – Grosjean

Corn G

Post di Davide Sacchi, sommelier ligure e appassionato di Valle d’Aosta

In questi giorni di pioggia intensa, che ha spezzato l’anomalia di un’estate rovente anche qui fra le grandi cime della piccola regione, ho tempo di stare in casa a pensare, leggere e pianificare nuove salite e nuovi sentieri da percorrere non appena il sole avrà rimesso le cose a posto. Sono ore di noia molle, di frequenti occhiate fuori dalla finestra ad osservare le nubi in movimento che mutano il profilo delle montagne, scendendo fin quaggiù in paese a lambire i muri di pietra e i pascoli rasati dalla fienagione di luglio. In questa amalgama indistinta di immagini un po’ sfuocate i pensieri si accavallano disordinati e fra il carosello di evocazioni riemergono i momenti della cena di ieri sera, dove con piacere ho riassaggiato un vino che ogni volta mi regala soddisfazioni rinnovate: il Cornalin e nella fattispecie quello prodotto da Grosjean.

Della Maison Vigneronne Frères Grosjean e dei cinque fratelli che la conducono – autentica dinastia del vino valdostano – ha già parlato ampiamente Fabrizio nei numerosi post precedenti di questo diario enoico e non sarò io ad aggiungere nulla di nuovo. Mi piace solo ricordare la prima volta che vidi ed ebbi modo di parlare con Vincent Grosjean, curiosamente non in Val d’Aosta ma a Genova, durante una manifestazione che raggruppava diverse realtà vitivinicole della penisola. Persona che emana carisma naturale, mi colpì tutto di lui: la sua stazza, le grandi mani che sembravano disegnate e generate dalla terra che lavora, il sorriso con il quale accoglieva chi andava a degustare i suoi prodotti e la sincera passione delle sue parole e del suo raccontare il lavoro del vino. Poi sono passato un paio di volte nella loro grande – per gli standard valdostani – cantina di Quart in frazione Ollignan, da dove si gode un bel panorama nell’ampiezza degli spazi verdi e ariosi che la circondano.

La bottiglia aperta ieri sera era il Cornalin Vigna Rovettaz 2012, ottenuto dalla vinificazione in purezza dell’omonimo vitigno, coltivato nel più importante dei loro crus – la Vigna Rovettaz appunto – che i sacri testi (antichi) di Lorenzo Gatta e (recenti) di Giulio Moriondo raccontano essere da sempre fra le varietà autoctone più pregiate e interessanti del vigneto valdostano. Felicemente ho ritrovato un vin de terroir paradigmatico, fieramente irregolare, sdrucciolo, di quelli che portano con sé il paesaggio nel bicchiere, che marcano la differenza valdostana e smarcano questi vini dalla morsa della consuetudine e dell’omologazione.

Di colore rubino intenso, cupo, a mostrare un cuore di tenebra che nasconde segreti salvo poi svelarli al naso con vitalità, dove riconosciamo frutti di bosco a bacca scura, mora di rovo, poi note vegetali evolute, mallo di noce, corteccia verde, con sfumature speziate di garbo e un sottofondo di humus e terra umida. L’ingresso al palato è deciso e ricco, nervoso, invoglia alla beva e riempie i sensi con equilibrio fra morbidezza, acidità, vena minerale e tannino garbato. Il lungo finale riporta il soffio terroso, evocativo, a rammentare la territorialità montagnard di questo vino appagante che beviamo un bicchiere dopo l’altro senza stancarci, inneggiando a questa terra e ai gendarmi di roccia che ne custodiscono l’essenza.
Chapeau!

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