Picotendro Vigneto Zumstein 2012 – Le Selve

selve

Post di Davide Sacchi, sommelier ligure e appassionato di Valle d’Aosta

Ogni volta che salgo le cime qui alle spalle di casa mi fermo qualche minuto ad osservare il magnifico anfiteatro formato dal versante valdostano del Monte Rosa, ripercorrendone con la mente gli itinerari compiuti con i soci di cordata. Fra i rilievi che disegnano la skyline del massiccio ce n’è uno che prende il nome da una famiglia di Gressoney: la punta Zumstein, che con i suoi 4563m rappresenta la terza sommità più alta del Rosa. Joseph Zumstein, alpinista gressonaro di origini Walser – minoranza etnica antica e popolo di montagna per antonomasia – fu nel gruppo dei salitori che nel luglio del 1819 raggiunsero per primi la vetta di questa piramide ghiacciata.

Le architetture naturali delle Alpi Pennine mi riportano col pensiero alle architetture rurali, maestose e uniche dei vigneti della bassa valle. Le vigne di Donnas – che con quelle piemontesi di Carema costituiscono un continuum geografico che solo l’ironia della storia ha separato amministrativamente in due regioni distinte – sono la testimonianza tangibile di quel saper fare contadino che nei secoli ha plasmato un territorio sui propri bisogni, preservato un ambiente e contestualmente generato bellezza. E fra le balze dei muri a secco, l’ingombro dei massi erratici e dei piloni di pietra che adornano questi bellissimi filari, dimora uno dei vigneti più antichi ed emblematici della zona: il Vigneto Zumstein, dal nome degli antichi proprietari – anche qui – di origine Walser e oggi posseduto, curato e salvato dall’abbandono da Rolando Nicco della cantina Le Selve.

Rolando Nicco è una persona singolare. Guida alpina, protagonista negli anni ottanta e novanta di importanti ascensioni alpinistiche e spedizioni Himalayane, dal 1998 conduce assieme alla moglie Bruna questa azienda vitivinicola che produce, da un ettaro coltivato esclusivamente a Picotendro – nome locale del Nebbiolo autoctono – cinque vini ottenuti dagli altrettanti singoli cru di proprietà, per un totale di 3500 bottiglie. Parlare con Rolando significa interagire con i suoi occhi di ghiaccio e lo sguardo gentile, con la semplicità disarmante dei modi e l’eloquio semplice ma ricco di frasi definitive, che disegnano la sua filosofia produttiva tetragona, da vinonaturalista che non cede a compromessi. Quando parla del suo fare smorza i toni e gioca a sottrarsi: mi dice che qui non c’è solo lui, ma ben quattrocento anni di storia pregressa e che non basta certo una singola generazione di uomini per produrre vini naturali di qualità. Non si definisce né enologo né agronomo, ma custode della vigna e della cantina, due ambienti che se approcciati con la dovuta dedizione, creano un’alchimia necessaria a che il vino venga da sé. Ipse dixit.

E così, con fare altrettanto rispettoso di quest’uomo e della sua vocazione, ho stappato con delicatezza una bottiglia di Vigneto Zumstein 2012, sulla quale il nome del vigneto e l’annata sono scritti a mano da Nicco sull’etichetta, come ad apporre il proprio autografo finale sulla sua opera d’artigiano. Vino di manto rosso rubino smagliante con nuance granata. Al naso avvince per complessità dove si esprime con note di violetta, rosa passita, erbe officinali e delicate sfumature di liquirizia, il tutto su una matrice di mineralità quasi iodata. In bocca entra acceso, fresco, addirittura salace, con trama tannica delicata per un finale di palato lungo, persistente, dialogante. Peccato solo averlo aperto così giovane, ma il potere evocativo del Monte Rosa e della dinastia degli Zumstein oggi ha avuto il sopravvento.

Chapeau!
DS

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