Lambrusco di Sorbara Doc Radice 2012 – Paltrinieri

radice2012_paltrinieri

La radice ha un valore simbolico (e in botanica soprattutto pratico) molto elevato.
La radice è il punto di partenza, l’origine.
La radice è fonte di sostentamento e stabilità.
Affonda nell’oscurità della terra per dare vita a ciò che sta sopra. Affonda nell’oscurità di storie lontane e passate per dare valore a ciò che esiste nel presente e per dare una stabilità, vera o apparente non importa, al futuro.
In questi giorni sento parlare troppo e impropriamente di radici: radici cristiane, radici italiche e via dicendo, soprattutto sull’onda emotiva di un attentato che suscita paura. Le tanto decantate radici cristiane affondano in pieno medio oriente, la cultura occidentale deve moltissimo a ciò che viene dal mondo arabo e prima ancora da egiziani, sumeri, babilonesi, hittiti (notare bene, non ho usato la parola Islam). No, non voglio parlare di radici comuni e/o culturali. Ho sempre molte perplessità di fronte a questi argomenti, perché “le radici” comuni di un popolo o di una nazione subiscono troppe mutilazioni e scelte culturali di comodo per essere veramente tali.
Però per un singolo “le radici” sono qualcosa di molto più concreto, per il semplice fatto che investono in pieno l’individualità: il luogo dove cresci, i nonni, i racconti del passato. Qualcosa che viene più vissuto e percepito di pancia che razionalmente. Quanti di voi non hanno anche solo una volta pensato con adorazione “all’età d’oro” dell’infanzia, delle estati nel paesino dei nonni, il ritorno al sud per gli emigrati al nord?
Un tornare alle origini, appunto. Il punto di partenza e il sostegno del presente.
Io non ho radici così evidenti: l’unica è quella del paesello dove ho trascorso i primi 15 anni di vita e in cui non torno così volentieri, a dirla tutta. Il Roero, terra d’origine di mio padre ma mai vissuta, il Veneto e il Lazio, origini materne, sono così lontane, mentalmente e sentimentalmente, da non poter essere considerate radici. Per questo, per questa mia mancanza, sono invece contento che mia ex moglie abbia delle radici e le stia trasmettendo a nostro figlio. Avrà, in qualche modo, un punto di ritorno, una “casa” che a me è fondamentalmente mancata.

Però… dopo queste deviazioni di pensiero parliamo di vino… il Radice 2012 di Paltrinieri è un vino che ha in sé il “nomen omen“: è una radice, è una sicurezza, è qualcosa di confortante. Per la sua leggiadria, per la leggerezza e piacevolezza della beva: è un vino che stimola principalmente l’aspetto godereccio e emotivo piuttosto che quello razionale. Ma è anche un vino senza fronzoli, diritto e diretto, che non ha bisogno di piacionerie.
Uno dei miei vini del cuore, una delle mie coperte di Linus.
Una piccola radice, insomma.

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