Limite – Limes

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Il limite ha una strana natura: è intangibile materialmente ma fortissimo a livello mentale e di rappresentazione. Un confine tra nazioni, il limite del territorio, non è qualcosa di tangibile: è una linea ideale, magari resa “reale” da un cippo, un blocco frontaliero, una muraglia di filo spinato. In questo caso il limite, il confine, ha duplice natura di “limitazione” ma allo stesso tempo di protezione: io non oltrepasso il confine, ma se tu lo fai sei sotto la mia giurisdizione.
Nel Deserto dei Tartari il confine era interiore. Solitamente il confine è sempre interiore, perché il confine rappresenta i limiti che ci imponiamo, usando conoscenze e paure. Penso che la natura duplice di freno e protezione lo si possa applicare anche ai limiti, o presunti tali, che ognuno di noi ha o pensa di avere. “Il mio limite è questo” può essere una scusante o un auto-blocco: per paura, per codardia, per mille altri motivi. Io nel mio essere autoriflessivo (A. Morichetti cit.) spesso mi dico “non sono bravo a”, “non sono in grado di”, “non sono abbastanza” e via dicendo. Questa è la rappresentazione vera e propria del limite auto-imposto. Diventa una cortina protettiva, quasi per giustificare l’incapacità ad andare oltre. In realtà il limite è fatto per essere superato, il confine deve spostarsi più in là, nella crescita personale. Da ragazzo lessi una citazione di Ignazio Silone che affermava, più o meno fedelmente, che l’uomo non esiste se non nella lotta dei propri limiti. Ecco, questo è il senso dell’andare oltre.

Perché questa riflessione sul limite? Perchè Questo DRC 2010 è una di quelle bottiglie che smuove qualcosa. Si sposta il confine. In questo caso il confine va oltre perché le porte della percezione aprono nuove stanze. Aristotele e Platone affermavano che la conoscenza è qualcosa di innato. No, qui è come entrare in un romanzo di fantascienza, verso l’infinito ignoto che diventa noto. Però allo stesso tempo è giusto riconoscere che non esiste una misura oggettiva: tutto si basa su ciò che giungiamo a conoscere, altrimenti non potrebbe divenire proprio. Ecco perché il confine si sposta: nuove sensazioni, nuovi paletti. Perché la strada è lunga ed è fatta di mille limiti. La lunghezza della strada è in apparenza infinita: riuscire a misurare la lunghezza tra un limite e un altro è un nuovo approdo. Per poi ripartire a lottare contro il prossimo limite.

Perché se non superi il limite tutto diventa routine: tanti tenenti Drogo che vivono nella speranza che qualcosa possa accadere, senza mai varcare il confine.

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