Vallée d’Aoste 1187 Metodo Classico – Cave Mont Blanc de Morgex e La Salle

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Post di Davide Sacchi, sommelier ligure e appassionato di Valle d’Aosta

La lunga fila di splendide e limpide giornate dell’estate appena trascorsa, che ha visto l’alta pressione atmosferica stanziale sulla piccola regione dalle grandi montagne, mi ha regalato cieli tersi e visioni panoramiche stupende su tutto l’arco alpino che circonda la Valtournanche. Approfittando delle condizioni meteo e dell’altrettanto favorevole stato dei ghiacciai di quest’anno, ho colto l’occasione per compiere una salita che miravo da tempo nel Massiccio del Monte Bianco: l’Aiguille du Rochefort, cima di 4001 metri collocata fra il caratteristico risalto del Dente del Gigante e il prestigioso sottogruppo delle Grandes Jorasses. Così il 13 agosto, assieme al mio abile compagno di cordata Stefano, ne ho calcato coi ramponi la sommità passando per l’affilata e aerea cresta di neve e ghiaccio che conduce alla vetta, raggiungendo poco dopo le 10 del mattino il mio quarantesimo quattromila: dettaglio questo che ha aggiunto un pizzico di soddisfazione in più all’ampio appagamento dato dall’esserci salito in una giornata dalle condizioni atmosferiche pressoché perfette.

Ho deciso, per ovvie ragioni “filologiche”, di brindare a questa nuova salita stappando una bottiglia di bollicine strettamente autoctone: Cave Mont Blanc de Morgex et La Salle Vallée d’Aoste 1187 Metodo Classico.

La Cave Mont Blanc de Morgex et La Salle è una solida realtà Valdostana, nata nel 1983 a Morgex, nel cuore della Valdigne ai piedi del Monte Bianco, grazie anche alla volontà delle istituzioni politiche Regionali che hanno supportato lo sviluppo della vitivinicoltura locale. Non va dimenticata però la visione lungimirante di personalità del luogo, quali Don Bougeat storico parroco di Morgex, viticoltore lui stesso e aggregatore – fu tra i promotori della prima Association des Viticulteurs – di quel manipolo di vegnerons eroici che hanno perpetrato la secolare tradizione vitivinicola fra le più estreme in Europa, per condizioni pedoclimatiche e morfologia dei terreni.

Qui siamo nel regno del Prié Blanc, vitigno bianco autoctono per eccellenza e tenacemente franc de pià (a piede franco, senza portainnesto americano), grazie al fatto che per una fortunata combinazione di fattori il flagello della fillossera risparmiò questi vigneti che, lo ricordiamo, raggiungendo il filo dei 1200 metri, sono fra i più elevati in quota d’Europa. Prerogativa vitale per questo vitigno è il breve ciclo vegetativo: germogliamento tardivo e maturazione precoce. In tal modo il Prié Blanc sfugge alle possibili gelate tardive, che in primavera a queste latitudini non sono infrequenti, permettendo inoltre di vendemmiare prima dell’arrivo delle nevicate precoci. Doveroso sottolineare quindi l’importante lavoro che la Cave Mont Blanc de Morgex et La Salle, con i suoi tecnici e il centinaio di soci conferitori, opera al fine di conservare e valorizzare, vinificandolo in più declinazioni, questo nobile e raro vitigno montagnard.

L’assaggio del 1187 Metodo Classico svela nel bicchiere tonalità di un tenue giallo paglierino con perlage fine e persistente. Il naso è tratteggiato da delicate e fragranti note di lievito, da sensazioni floreali di biancospino e camomilla con ritorni piacevolmente agrumati. Al palato sprigiona freschezza e sapidità di buona tensione, che invogliano all’assaggio ripetuto e mai stucchevole di questo vino dritto, verticale, proprio come la Grande Montagna di ghiaccio che domina i panorami dei vigneti da cui prende forma.
Chapeau!

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